«Una donna accorta e capace di amministrare i pubblici affari»:
note al ritratto di Pythodoris nella Geografia di Strabone (12.3.29 C 556)

«A Wise Woman and Competent to Govern Public Affairs»: Notes on the Representation of Pythodoris in Strabo’s Geography (12.3.29 C 556)

Francesco Carriere
Università di Genova

Sinossi: L’articolo si propone di analizzare la figura di Pythodoris, regina del Ponto, alla luce del ritratto offertone da Strabone nella Geografia (12.3.29 C 556), collocandola all’interno della più ampia rete di alleanze dinastiche e strategie imperiali messe in atto da Roma tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Attraverso il confronto tra la testimonianza di Strabone e altre fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche, si evidenzia il ruolo attivo della regina nel garantire la stabilità politica della regione anatolica e del Mar Nero, in un periodo caratterizzato da tensioni fra le dinastie locali e il potere romano. Il contributo mette in risalto la capacità di Pythodoris di inserirsi nella dialettica tra potere locale e controllo imperiale, sviluppando un’efficace politica matrimoniale e dinastica che, tramite le unioni dei suoi figli e nipoti, assicurò una duratura influenza romana in aree chiave come la Tracia e il Bosforo Cimmerio. L’elogio che Strabone le dedica («γυνὴ σώφρων καὶ δυνατὴ προΐστασθαι πραγμάτων») è sintomo di una consapevolezza da parte del geografo della centralità politica delle donne di potere nei meccanismi di stabilizzazione regionale. Il ritratto di Pythodoris emerge così come un caso emblematico di leadership femminile nella storia politica dell’Oriente romano.

Parole chiave: Pythodoris, Strabone, Ponto, Bosforo Cimmerio, Tracia.

Abstract: This article examines the figure of Pythodoris, queen of Pontus, through the lens of Strabo’s Geography (12.3.29 C 556), situating her within the broader framework of dynastic alliances and imperial strategies implemented by Rome between the first century BCE and the first century CE. By comparing Strabo’s testimony with additional literary, epigraphic, and numismatic sources, the study illuminates Pythodoris’s active role in securing political stability across the Anatolian region and the Black Sea littoral during a period characterised by tensions between local dynastic powers and Roman authority. The contribution underscores Pythodoris’s capacity to position herself within the dialectic between local sovereignty and imperial control, developing an efficacious matrimonial and dynastic policy which, through the unions of her children and grandchildren, ensured an enduring Roman influence in strategically significant areas such as Thrace and the Cimmerian Bosporus. The encomium Strabo devotes to her («γυνὴ σώφρων καὶ δυνατὴ προΐστασθαι πραγμάτων») attests to the geographer’s awareness of the political centrality of women of power within the mechanisms of regional stabilisation. The portrait of Pythodoris thus emerges as an emblematic case of female leadership in the political history of the Roman East.

Keywords: Pythodoris, Strabo, Pontus, Cimmerian Bosporus, Thrace.

Laburpena: Artikulu honetan Pitodoris Pontoko erreginaren figura aztertzen da, Estrabonen Geografia (12.3.29 C 556) lanaren ikuspegitik begiratuta; izan ere, lan horretan, Erromak K.a. I. mendetik K.o. I. mendera bitarte ezarritako aliantza dinastikoen eta estrategia inperialen esparru zabalenean kokatzen da Pitodoris. Estrabonen lekukotasuna beste iturri literario, epigrafiko eta numismatiko batzuekin konparatuta, ikerketak agerian uzten du Pitodorisek rol aktiboa jokatu zuela Anatoliako eta Itsaso Beltzaren itsasertzeko egonkortasun politikoari eusten, tokiko botere dinastikoen eta erromatar agintearen arteko tentsioak nagusi ziren aldian. Ekarpenean Pitodorisek bere burua tokiko agintaritzaren eta inperioko kontrolaren arteko dialektikaren barruan kokatzeko zuen gaitasuna nabarmentzen da. Ezkontza bidezko politika dinastiko eraginkorra garatuta lortu zuen, zeren, bere seme-alaba eta biloben ezkontzaren bitartez, erromatarren eragin iraunkorra ziurtatu baitzuen estrategikoki garrantzitsuak ziren eremuetan, hala nola Trazian eta Zimeriar Bosforoan. Estrabonek eskaintzen dion gorazarreak («γυνὴ σώφρων καὶ δυνατὴ προΐστασθαι πραγμάτων») argi erakusten du geografoa jabetzen dela emakume boteretsuek garrantzi politikoa dutela eskualdearen egonkortze-mekanismoen barruan. Erromatar ekialdearen historia politikoan emakumezkoen lidergoaren kasu enblematikotzat har daiteke Pitodorisen figura.

Gako hitzak: Pitodoris, Estrabon, Ponto, Zimeriar Bosforoa, Trazia.

* Correspondencia a / Correspondence to: Francesco Carriere, Università di Genova — francesco.carriere92@gmail.com — http://orcid.org/0000-0003-1049-0878.

Cómo citar / How to cite: Carriere, Francesco (2026), «“Una donna accorta e capace di amministrare i pubblici affari”: note al ritratto di Pythodoris nella Geografia di Strabone (12.3.29 c 556)», Veleia, 43, 105-121. (https://doi.org/10.1387/veleia.27626).

Recibido: 17 junio 2025; aceptado: 15 noviembre 2025.

ISSN 0213-2095 - eISSN 2444-3565 / © 2026 UPV/EHU Press

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1. Introduzione

Sono storie di uomini quelle che abbondano nella storiografia antica. Poco importa se si tratti di grandi personalità o di semplici comparse sul palcoscenico della storia: la stragrande maggioranza delle opere storiografiche antiche pone al centro della narrazione figure maschili, mentre viene ridimensionata e, troppo spesso, annullata, l’importanza delle figure femminili[1]. L’occasione di un convegno dedicato all’amicitia fra le donne nel mondo antico consente di soffermarsi su un caso che sfugge a questa «regola»: quello di Pythodoris, regina del Ponto nel periodo che va dall’ 8 a. C. a circa il 30 d. C.[2] La sua personalità storica è stata ampiamente studiata e approfondita, mentre la testimonianza su di lei che Strabone inserisce nel dodicesimo libro della sua Geografia (12.3.29 C556), andrebbe meglio contestualizzata e riletta alla luce delle altre fonti disponibili[3]. Dopo aver brevemente esposto l’evoluzione degli equilibri politici nel Ponto dal periodo che segue le guerre mitridatiche fino al principato di Tiberio, proporrò alcune riflessioni sulla sezione che Strabone dedica alla regina e alla sua discendenza[4]. Ciò con lo scopo di mostrare come questa figura riuscì ad imporsi sul panorama geopolitico anatolico e del Mar Nero, diventando per Roma e per i regni limitrofi un vero e proprio punto di riferimento.

2. La Cappadocia Pontica nella politica romana (64 a.C-18 d.C.)

Nel gennaio del 61, Pompeo Magno fece ritorno a Roma dall’Oriente, dove, dopo aver debellato la pirateria, aveva sconfitto il re della Cappadocia Pontica Mitridate VI e il suo alleato Tigrane il Grande[5]. Nel periodo compreso fra il 64 e il 62, Pompeo aveva messo a punto l’organizzazione dei territori sottratti al re[6]. Tra le principali misure adottate, l’ex regno di Mitridate VI venne smembrato: parte di esso fu diviso in undici distretti amministrativi, annessi alla provincia Bithynia, mentre parte dei territori soggetti al re venne affidata a governatori locali[7]. Tuttavia, l’organizzazione provinciale imposta da Pompeo si rivelò fragile. Nel 48/47, Farnace II, figlio di Mitridate, tentò di riconquistare i domini paterni in Anatolia e riuscì facilmente a penetrare nella provincia creata da Pompeo[8]. Cesare intervenne personalmente, lasciando Alessandria per affrontare Farnace a Zela, dove, il 2 agosto 47, ottenne una vittoria rapida e decisiva[9]. Tuttavia, nonostante le debolezze della provincia creata da Pompeo, Cesare non apportò modifiche sostanziali alla sua organizzazione, che rimase in vigore fino all’intervento di Marco Antonio[10]. Infatti, nel 39, il triumviro smantellò definitivamente l’organizzazione provinciale che Pompeo aveva dato alla Cappadocia Pontica, adottando una soluzione mista[11]. Le città costiere rimasero accorpate alla provincia di Bitinia sotto il comando dell’ammiraglio Cn. Domizio Enobarbo, incaricato di sorvegliare il Mar Nero[12]. L’entroterra fu affidato a governatori locali, mentre la costa sud-orientale del Mar Nero passò inizialmente a Dario, figlio di Farnace II[13]. Nel 37 Antonio favorì l’ascesa di Polemone I (PIR2 P 531) in Cilicia e in Cappadocia Pontica[14]. Costui si era distinto, insieme a suo padre il retore Zenone, che aveva convinto i cittadini di Laodicea a non aprire le porte della città ai Parti guidati da Labieno[15]. L’attività di Antonio nella Cappadocia Pontica si inseriva, di fatto, in una strategia più ampia di riorganizzazione dell’Oriente, volta a garantire il controllo romano in una regione minacciata dalle incursioni partiche[16]. In questo contesto, il nuovo assetto dato alla regione mirava non solo a garantire la sicurezza dell’entroterra anatolico, ma anche ad assicurare la presenza di un re fedele, Polemone, che avrebbe potuto fornire sostegno militare durante la spedizione contro i Parti prevista per il 36.[17] Benché presentata come un successo, la spedizione fu un fallimento. Dopo una difficile ritirata attraverso le montagne sub-caucasiche, Antonio fu costretto a svernare in Armenia prima di tornare ad Alessandria[18]. Cassio Dione racconta che, mentre Antonio assediava la capitale dei Medi, Fraaspa, i Parti tesero un’imboscata alle truppe romane guidate da Oppio Staziano, tra le quali si trovava anche Polemone, che venne fatto prigioniero. Tuttavia, il re fu risparmiato, segno che i nemici ne riconoscevano il valore come ostaggio[19]. Dopo la battaglia di Azio, l’assetto dell’Oriente rimase essenzialmente invariato rispetto a quello lasciato da Antonio. Polemone, che si era schierato apertamente con il triumviro, mantenne il trono del Ponto[20]. Nel 26, il re fu riconosciuto come amicus et socius di Roma e, tra il 14 e il 9, sposò Pythodoris (PIR2 P 1114), figlia di Pitodoro di Tralle e di una donna che portava il gentilizio romano Antonia[21]. Negli anni successivi, l’Armenia Minore fu affidata ad Archelao I Philopatris Ktistes di Cappadocia (PIR2 A 1023) per proteggere il confine dell’Eufrate, mentre il regno di Polemone venne limitato alla costa meridionale del Mar Nero, inclusa Trapezunte, con il compito di consolidare l’influenza romana sul Bosforo Cimmerio[22]. In quest’area regnava ancora la dinastia mitridatica, rappresentata da Dynamis (PIR2 D 201), figlia di Farnace II e nipote di Mitridate VI. Polemone, di fatto, doveva intervenire in un contesto politico fragile, in cui il vuoto di potere provocato dalla morte del re Asandro nel 17 aveva portato ad una guerra interna per il trono. Cassio Dione (54.24.4) riferisce che nel 14, un personaggio che reca il nome romano Scribonio, vantandosi di discendere da Mitridate VI, sosteneva di aver ottenuto da Augusto il regno dopo che era morto Asandro. Costui aveva sposato la regina Dynamis ed aveva così assunto il controllo del Bosforo Cimmerio[23]. Agrippa inviò Polemone per spodestare Scribonio e prendere il trono per sé. Tuttavia, per mantenere la loro autonomia ed evitare di essere assoggettati da Polemone, gli abitanti del Bosforo giustiziarono Scribonio. Polemone riuscì comunque ad imporsi sul trono e legittimò la sua ascesa sposando Dynamis nel 14, l’ultima erede della dinastia dei Mitridatidi[24]. Il matrimonio aveva il solo scopo di garantire la sicurezza del Bosforo Cimmerio. In effetti, Polemone e Dynamis mantennero una notevole autonomia, come dimostra il matrimonio del re con Pythodoris poco dopo la sua unione con Dynamis. Tuttavia, il suo dominio sul Bosforo Cimmerio fu effimero e terminò con la sua morte in battaglia contro gli Aspurgiani nell’8[25]. Nello stesso anno, Augusto favorì l’ascesa della vedova Pythodoris sul trono del Ponto, la quale sposò, nel periodo seguente, Archelao I di Cappadocia. Dei figli nati dal primo matrimonio con Polemone, Antonia Tryphaina (PIR2 A 900) sposò Cotys VIII, re di Tracia, generando Polemone II, che succederà alla madre sul trono del Ponto (38-64 d.C.).[26] Dei due figli maschi, il maggiore, Marco Antonio Polemone (PIR2 A 862) è attestato nella coniazione di Laodicea sul Lico, mentre il più giovane, Zenone (PIR2 A 1168), fu posto sul trono d’Armenia nel 18 d.C. da Germanico, con il nome Artaxias[27].

3. L’elogio di Pythodoris nella Geografia di Strabone (12.3.29 C 556)

Strabone di Amasea, dedica alla sua terra d’origine, il Ponto, un intero capitolo della sua Geografia, nel quale il tema dell’organizzazione romana della regione dalla tarda repubblica al principato di Tiberio è fra gli assi portanti dell’intera descrizione geografica. Tuttavia, il testo di Strabone è una fonte che non permette di apprezzare a pieno la complessità della politica dettata dai Romani, poiché Strabone non riteneva la storia amministrativa parte degli interessi geografici[28]. Di conseguenza, la selezione delle notizie storiche presenti nel testo rispecchia gli interessi del pubblico di Strabone: la storia del Ponto è, in larga misura, quella delle guerre mitridatiche i cui protagonisti, Pompeo e Mitridate, vengono menzionati nelle descrizioni delle località teatro della guerra. In effetti, dal punto di vista di Strabone, la cui opera fu in lavorazione fra la fine del i secolo a. C. e il primo ventennio del i d.C., le figure del re del Ponto e di Pompeo sono centrali nella storia dell’espansionismo romano in Oriente, ma la loro presenza nella Geografia non ha lo scopo di rendicontare un conflitto ancora in corso. Mitridate era stato l’avversario orientale di Roma per eccellenza, mentre Pompeo era il primo romano ad aver dato all’Oriente una prima impronta di romanizzazione e a estendere i confini dell’imperium Romanum, presentando le sue conquiste come ecumeniche[29]. Insomma, si tratta di figure appartenenti al passato recente di Roma, di cui Strabone fa menzione solo ed esclusivamente per collocare gli eventi e i loro protagonisti nello spazio geografico[30]. Tuttavia, il geografo era anche cosciente della necessità di trattare lo stato attuale di ciascun territorio descritto. Infatti, egli dichiara apertamente (6.1.2 C 253), che quanti si occupano di geografia devono spiegare sia lo stato attuale di ogni territorio (τὰ νῦν ὄντα) che il suo passato (τῶν ὑπαρξάντων), a condizione che il passato valga la pena di essere ricordato. Non è un caso, dunque, che nel rendere conto della situazione politica a lui contemporanea, Strabone abbandoni queste due figure per porre l’accento sulla figura di Pythodoris, salita sul trono del Ponto in seguito alla morte del marito Polemone nell’8[31]. La prima menzione della regina nella Geografia è nella sezione dedicata alla Colchide, in cui Strabone afferma che Pythodoris regna sui Colchi, Trapezunte e Farnacia[32]. In 12.3.29 C 556, Strabone le dedica un’intera sezione, ponendone in evidenza la capacità di amministrare i pubblici affari, che porterà lei e suoi figli ad occupare un posto di rilievo nello scacchiere geopolitico orientale. Prima di passare alla discussione puntuale dei vari punti del brano, lo si riporta secondo il testo stabilito da S. Radt, con la relativa traduzione:[33]

Τὴν μὲν οὖν μικρὰν Ἀρμενίαν ἄλλοτ’ ἄλλων ἐχόντων, οὕς ἐβούλοντο Ῥωμαῖοι, τὸ τελευταῖον εἶχεν ὁ Ἀρχέλαος. τοὺς δὲ Τιβαρηνοὺς καὶ Χαλδαίους μέχρι Κολχίδος καὶ Φαρνακίας καὶ Τραπεζοῦντος ἔχει Πυθοδωρίς, γυνὴ σώφρων καὶ δυνατὴ προΐστασθαι πραγμάτων. ἔστι δὲ θυγάτηρ Πυθοδώρου | τοῦ Τραλλιανοῦ, γυνὴ δ’ ἐγένετο Πολέμωνος καὶ συνεβασίλευσεν ἐκείνῳ χρόνον τινά, εἶτα διεδέξατο τὴν ἀρχήν τελευτήσαντος ἐν τοῖς Ἀσπουργιανοῖς καλουμένοις τῶν περὶ τὴν Σινδικὴν βαρβάρων. δυεῖν δ’ ἐκ τοῦ Πολέμωνος ὄντων υἱῶν καὶ θυγατρὸς ἡ μὲν ἐδόθη Κότυϊ τῷ Σαπαίῳ, δολοφονηθέντος δὲ ἐχήρευσε παῖδας ἔχουσα ἐξ αὐτοῦ (δυναστεύει δ’ ὁ πρεσβύτατος αὐτῶν)· τῶν δὲ τῆς Πυθοδωρίδος υἱῶν ὁ μὲν ἰδιώτης συνδιῴκει τῇ μητρὶ τὴν ἀρχήν, ὁ δὲ νεωστὶ καθέσταται τῆς μεγάλης Ἀρμενίας βασιλεύς. αὐτὴ δὲ συνῴκησεν Ἀρχελάῳ καὶ συνέμεινεν ἐκείνῳ μέχρι τέλους, νῦν δὲ χηρεύει τά τε λεχθέντα ἔχουσα χωρία καὶ ἄλλα ἐκείνων χαριέστερα, περὶ ὧν ἐφεξῆς ἐροῦμεν.

«L’Armenia Minore appartenne a diversi signori, che risultavano graditi ai Romani, l’ultimo a possederla fu Archelao. Invece, i Tibareni e i Caldei fino alla Colchide, Farnacia e Trapezunte erano sudditi di Pythodoris donna accorta e in grado di amministrare gli affari pubblici. Costei è figlia di Pitodoro di Tralle, era moglie di Polemone e regnò con lui per un certo tempo, poi gli successe al trono una volta che questo morì presso i cosiddetti Aspurgiani, uno dei popoli barbari della Sindica. Dall’unione fra lei e Polemone nacquero due figli maschi e una femmina, che venne data in moglie a Cotys, re dei Sapei, ma quando fu assassinato rimase vedova con i figli avuti da lui (il più grande ha preso il potere); dei figli di Pythodoris uno amministra con la madre senza pubblici incarichi, mentre il più giovane è salito di recente sul trono della Grande Armenia. Pythodoris ha sposato Archelao ed è rimasta con lui fino alla fine, ora è vedova e controlla le regioni di cui si è parlato e altre, più belle di queste, di cui parleremo di seguito».

3.1. Pythodoris, γυνὴ σώφρων καὶ δυνατὴ

L’elogio della regina introduce la sezione dedicata alla dinastia del Ponto dopo la caduta di Mitridate VI Eupatore. Strabone scrisse questa sezione dopo il 18 d.C., anno dell’ascesa di Zenone/Artaxias, uno dei figli di Pythodoris e Polemone, al trono della Grande Armenia, poiché questo evento è indicato nel testo come recente (νεωστὶ καθέσται)[34]. Come è stato riportato nelle righe precedenti, nel periodo fra il 19 e il 14, Polemone si unì in matrimonio con Pythodoris, figlia del facoltoso Pitodoro di Tralle (PIR2 P 1116). Nell’8 —anno in cui va collocata la morte di Polemone— Pythodoris si trova a guidare il regno del Ponto, raccogliendo così l’eredità non solo del marito, esperto militare e fidato amico di Roma, ma anche quella della dinastia mitridatide, i cui connotati politici, culturali, e religiosi erano ancora ben presenti nel contesto della Cappadocia Pontica. La regina, infatti, non ignorò mai questo aspetto e mantenne, in parte, la simbologia locale e iranica propria del regno dei mitridatidi[35]. Lo stesso Strabone pone l’accento su questo aspetto della politica di Pythodoris. Nella descrizione di Zela (12.3.37 C 559) egli spiega che i Pontici, da identificare con i sudditi di Pythodoris, prestano i giuramenti sulle questioni più importanti (τοὺς ὅρκους περὶ τῶν μεγίστων) nel santuario della dea Anaitis. Fra questi giuramenti bisogna annoverare quello di lealtà che i sudditi della regina dovevano prestare nei confronti di Augusto e della famiglia imperiale, che venne introdotto, con ogni probabilità, nell’anno in cui Pythodoris ascese al trono[36]. Il programma che mirava a connettere passato mitridatico alla presente realtà dell’imperium Romanum venne perseguito anche con il mutamento del nome di una delle più importanti città del regno di Cappadocia Pontica, Cabira, in Sebaste (12.3.30 C 557). Anche questo centro, nota Strabone, ospitava un santuario di tradizione iranica, il Mēn di Farnace, dove i re prestavano il giuramento reale, e un santuario dedicato a Selene[37]. Strabone prosegue con brevi cenni alle sorti dei discendenti della regina, i cui figli (Antonia Tryphaina, Marco Antonio Polemone e Zenone) rimangono innominati. Il brano si chiude con la menzione dell’unione di Pythodoris ad Archelao di I Philopatris Ktistes, re di Cappadocia.

3.2. La famiglia di Pythodoris

Strabone spiega che Pythodoris era figlia di Pitodoro di Tralle (ἔστι δὲ θυγάτηρ Πυθοδώρου τοῦ Τραλλιανοῦ). Nella descrizione di Tralle (14.1.42 C 648-649), il geografo si sofferma a tratteggiare il profilo di questa personalità[38]. Pitodoro, afferma Strabone, rientrava nel novero dei cittadini più in vista dell’intera regione (οἱ πρωτεύοντες κατὰ τὴν ἐπαρχίαν); proveniva da Nysa e ricopriva la carica di Asiarca. Si trattava della massima autorità del κοινόν dei Greci d’Asia, un consiglio che sovrintendeva al culto della dea Roma, al conferimento degli onori ai promagistrati romani e ai cittadini meritevoli[39]. Pitodoro, sempre stando alle informazioni tramandate da Strabone, doveva la sua fortuna alla sua notorietà a all’amicizia di Pompeo (διὰ τὴν ἐπιφάνειαν καὶ ἐν τῇ πρὸς Πομπήϊον φιλίᾳ διαπρέπων μετ’ ὀλίγων). Amicizia che, in realtà, egli aveva ottenuto anche grazie all’operato di suo zio Cheremone di Nysa, il quale durante gli anni della prima guerra mitridatica aveva strenuamente difeso la causa dei Romani[40]. Strabone prosegue affermando che la ricchezza di Pitodoro era aumentata notevolmente in seguito alle guerre mitridatiche. Infatti, egli aveva acquisito una grande quantità di terreni reali per un valore di oltre 2.000 talenti. Dopo la sconfitta di Pompeo a Farsalo, Pitodoro cadde in disgrazia e i suoi beni furono confiscati e venduti da Cesare. Tuttavia, Pitodoro mantenne buoni rapporti con la classe dirigente romana anche dopo la morte di Pompeo[41]. Ciò sembra emergere da quanto sappiamo a proposito della madre di Pythodoris. Un’iscrizione posta dal δῆμος di Smirne in onore di Zenone, il figlio minore di Pythodoris, riferisce che costui era «nipote per parte di madre» (θυγατριδῆς) della benefattrice Antonia[42]. Basandosi sul nome Antonia della madre di Pythodoris e sulla rarità dei nomi gentilizi romani nell’Anatolia della prima età imperiale, Th. Mommsen suggerì che Pitodoro avesse sposato una figlia del triumviro Marco Antonio, una donna nata dal matrimonio di questi con sua cugina Antonia, a sua volta figlia di Gaio Antonio Hibryda[43]. L’ipotesi di Mommsen non ha mancato di riscuotere consensi, così come di suscitare accanite opposizioni, fra le quali spicca quella di H. Dessau[44]. In risposta alle argomentazioni di Mommsen, costui evidenziò il silenzio di Strabone e Tacito, sostenendo che difficilmente avrebbero omesso di menzionare un’eventuale connessione tra la famiglia di Pythodoris e la domus Augusta, se questa fosse realmente esistita. Il primo, che aveva più volte citato Pythodoris, e il secondo, nel descrivere l’ascesa al trono armeno di Zenone/Artaxias, non avrebbero tralasciato un riferimento a tali legami con Roma[45]. Dessau conclude quindi che Antonia, menzionata nell’iscrizione di Smirne, dovrebbe piuttosto essere identificata con una figura femminile di rilievo dell’Asia Minore, ma non con una donna romana. Non è difficile intuire che l’identità di Antonia rimane, e probabilmente rimarrà, una questione aperta. Tuttavia, fra le varie ipotesi proposte, non è da trascurare quella di Campanile, che suggerisce di identificare il padre di Antonia non con Marco Antonio, bensì uno dei suoi fratelli, Lucio o Gaio[46]. Una spiegazione, questa, che risulterebbe coerente con la sua identità romana, l’importanza che le viene attribuita nell’iscrizione di Smirne e il silenzio delle fonti storiche. In effetti, le informazioni disponibili su Lucio Antonio sono scarse e spesso filtrate da fonti ostili[47]. Tuttavia, il suo operato e la sua sorte dopo il consolato del 41 restano oscuri, così come è poco chiara l’attività di Gaio Antonio, pretore nel 44 e proconsole di Macedonia nel 43, giustiziato per ordine di Bruto nel 42[48]. Tuttavia, Campanile evidenzia che alcuni riferimenti, rintracciabili nelle fonti permettono di ricostruire il periodo trascorso da Lucio Antonio in Asia tra il 50 e il 49 come quaestor pro praetore e proquaestor pro praetore[49]. In particolare, la testimonianza contenuta in un brano di Cicerone lo colloca a Milasa, in Caria, non lontano da Tralle, città di Pitodoro[50]. Sarebbe dunque possibile che Lucio Antonio abbia conosciuto Pitodoro e che anni dopo quest’ultimo abbia chiesto in sposa una sua parente. La proposta di matrimonio, suggerisce Campanile, si sarebbe inserita in un contesto politico favorevole, come la donazione di Alessandria nel 34, oppure in occasione del trattato di Taranto nel 37, che potrebbe aver incluso accordi matrimoniali. Si tratta, beninteso, di un’ipotesi che, per quanto suggestiva, risulta difficilmente verificabile, ma che ha il merito di evidenziare, comunque, il ruolo giocato da Antonio nel porre al centro della politica romana in Anatolia le élites greche. Grazie al loro prestigio politico, culturale ed economico, queste ultime rappresentavano gli interlocutori ideali per la mediazione e l’attuazione degli interessi romani nella regione[51]. Né il caso di Pythodoris risulta isolato: anche la genealogia di suo marito, Polemone, condivide gli stessi tratti. Questi, infatti, era figlio del retore Zenone, membro dell’élite di Laodicea, il quale si era speso in prima persona nel ribellarsi con la sua città ai Parti guidati da Labieno[52]. Al netto dell’oggettiva difficoltà di identificare la benefattrice Antonia con una figlia del triumviro o con una sua nipote, non sembra fuori luogo affermare che la figura di Pythodoris, lungi dal rappresentare un paradigma, incarna quel connubio fra potere romano e membri dell’aristocrazia locale che caratterizzò profondamente l’attività di Roma nell’Anatolia tardo ellenistica.

3.3. La discendenza di Pythodoris fra Tracia e Bosforo Cimmerio

Con il resoconto della discendenza di Pythodoris, Strabone traccia un quadro della situazione geopolitica nell’area anatolica e del Mar Nero durante il principato di Tiberio. Il geografo spiega che dall’unione fra la regina e Polemone nacquero due figli maschi e una femmina (δυεῖν δ’ ἐκ τοῦ Πολέμωνος ὄντων υἱῶν καὶ θυγατρὸς). Dei due figli di Pythodoris uno amministra con la madre senza pubblici incarichi, mentre il più giovane è salito di recente sul trono della Grande Armenia (ὁ δὲ νεωστὶ καθέσταται τῆς μεγάλης Ἀρμενίας βασιλεύς). Si tratta —come riportato sopra— di Marco Antonio Polemone, il cui nome è attestato su alcune monete di Laodicea, e del più giovane, Zenone, che venne posto sul trono della Grande Armenia da Germanico con il nome Artaxias nel 18 d. C[53]. La figlia femmina va identificata con Antonia Tryphaina[54]. Costei sposò il re di Tracia Cotys VIII nel 12 d. C., il quale verrà —come afferma Strabone— assassinato (δολοφονηθέντος) poco dopo le nozze (19 d. C.)[55]. Lo scopo che era alla base dell’unione fra Antonia e Cotys VIII diviene chiaro solo se lo collochiamo nel contesto della profonda instabilità politica che coinvolse il regno di Tracia a partire dalla tarda repubblica[56]. Di fatto, il processo che porterà la Tracia in orbita romana fu assai lento e risulta oggi di difficile ricostruzione a causa dell’esiguità di informazioni disponibili dalle fonti circa i rapporti fra le tre principali tribù tracie: gli Odrisi, i Sapei e gli Astei[57]. La strategia promossa da Augusto dopo la battaglia di Azio prevedeva di affidare questo territorio ad un dominio stabile e leale nei confronti di Roma e, evidentemente, l’unione fra Antonia Tryphaina e Cotys VIII, evidenziata da Strabone, doveva servire a inserire la parte di regno che si affacciava sul Mar Nero in quella rete dinastica, che aveva il proprio epicentro nel regno di Pythodoris. Che il progetto fosse tale è confermato da un ampio passaggio di Tacito (Ann. 2. 64-66). Dallo storico si apprende che in seguito alla morte del re Rhoimetalces I, che dall’11 aveva riunito sotto il suo dominio l’intera Tracia, Augusto aveva diviso il regno fra il fratello del re Rhascuporis III (PIR2 R 60) e il figlio Cotys VIII (PIR2 C 1554)[58]. Mentre a Rhascuporis erano toccate le selvagge regioni interne, Cotys aveva ottenuto la parte del regno che comprendeva le città greche della costa sul Mar Nero (2. 64). Come sottolineato da R. Sullivan, la connessione tra Cotys e la casata di Pythodoris, concretizzatasi dopo il matrimonio con Antonia Tryphaina, suggerisce il criterio che venne adottato nella spartizione del regno: le coste del Mar Nero dovevano rappresentare, fin dove possibile, un unico contesto geopolitico[59]. Come emerge dal testo di Strabone, l’equilibrio dettato da Augusto si rivelò presto fragile, poiché Cotys VIII fu assassinato nel 19 d. C. A proposito di questa vicenda, Tacito (Ann. 2. 64) riferisce che quando Rhascuporis apprese della morte di Augusto (audita mutatione principis) iniziò a tormentare i territori di Cotys inviando bande di predoni che devastavano i villaggi. Tiberio intervenne inviando un centurione che doveva dirimere la controversia tra i due re. A questo punto Rhascuporis, dietro l’apparente obbedienza, tramò il dolum ai danni di Cotys e invitatolo a un banchetto lo fece incatenare (Ann. 2. 65... Cotyn et postquam dolum intellexerat, sacra regni, eiusdem familae deos et hospitalis mensas obtestantem catenis onerat). Tiberio scrisse al re di presentarsi a Roma per provare la sua innocenza, ma Rhascuporis preferì uccidere Cotys per poi diffondere la notizia che quello si era suicidato (Ann. 2. 66 occidi Cotyn iubet mortemque sponte sumptam ementitur).

3.4. Relazioni fra Ponto, Tracia, e Bosforo Cimmerio

Strabone prosegue accennando ai figli nati da Antonia e Cotys, cui la regina rivolse le sue cure dopo l’assassinio del marito. Si tratta di cinque figli di cui tre maschi e due femmine. I primi, non appena raggiunta l’età adulta, furono messi alla guida di regni di fondamentale importanza per il controllo degli equilibri strategici del polo orientale. Rhoimetalces III [PIR2 R 68] (37/38-45 CE) salì sul trono della Tracia; Cotys IX [PIR2 C 1185] (19-38 d.C.) governò sull’Armenia Minore e su parte dell’Arabia; Giulio Polemone II ottenne il regno del Ponto (PIR2 I 472)[60]. Nell’iscrizione onorifica, datata al 37 d. C., che i cittadini di Cizico eressero in onore dei figli di Antonia e Cotys (Syll.3 798), i tre re sono definiti σύντροφοι καὶ ἑταῖροι dell’imperatore Caligola. Grazie, infatti, allo status della madre, una romana parente del triumviro Antonio, i giovani erano stati affidati alle cure di Livia Drusilla[61]. Quanto alle due femmine, la prima, Pythodoris II fu data in sposa a Rhoimetalces II (19/38 d. C.), mentre la seconda, Gepaipyris, fu data in sposa al re del Bosforo Aspurgo (PIR2 A 1265), figlio di Dynamis e Asandro. Quest’ultima unione va interpretata sullo sfondo delle relazioni fra Roma e il regno del Bosforo Cimmerio che si erano consolidate a partire dalla fine delle guerre mitridatiche[62]. Infatti, a partire dalla metà del I secolo a. C., i Romani presero a considerare il Mar Nero e la Mesopotamia come «due poli di un solo blocco strategico orientale»[63]. Oltre quest’area si trovavano i Parti, sempre pronti a varcare il confine segnato dall’Eufrate. Il regno del Bosforo Cimmerio era un contesto molto difficile da penetrare. Le varie tribù dedite alla pirateria avevano il pieno sostegno della dinastia dei Mitridatidi, che regnava sul Bosforo da quando, fra il 110 e il 100, Mitridate VI aveva conquistato queste terre[64]. Strabone stesso (11.2.12 C 495) sottolinea come fossero gli stessi sovrani del Bosforo a offrire riparo ai pirati che infestavano le coste del Mar Nero a bordo delle loro kamarai, le piroghe caratteristiche dell’area. Nel 63, Pompeo aveva dichiarato il re del Bosforo Farnace II, figlio di Mitridate VI e padre di Dynamis, amicus et socius populi Romani, ricompensandolo per aver guidato la rivolta che aveva portato suo padre al suicidio[65]. Nel 47, dopo essere stato sconfitto a Zela, Farnace fece ritorno nel Bosforo, dove trovò il ribelle Asandro che lo eliminò e prese le redini del regno[66]. Cesare, quindi, al fine di eliminare Asandro e inglobare il Bosforo Cimmerio nell’orbita romana, aveva affidato a un suo uomo di fiducia, Mitridate di Pergamo, il compito di condurre una spedizione militare nel regno e di prenderne possesso. Tuttavia, egli fu ucciso dal re Asandro, che Cesare non tardò a riconoscere come socius et amicus di Roma[67]. Dopo Azio, come abbiamo spiegato nella sezione introduttiva, il compito di estendere l’influenza romana sul Bosforo era stato affidato a Polemone, la cui morte per mano degli Aspurgiani viene enfatizzata da Strabone all’inizio della sezione dedicata a Pythodoris[68]. È evidente, dunque, che l’unione fra Gepaipyris ed Aspurgo, di cui Pythodoris e sua figlia Antonia furono promotrici, si poneva l’obiettivo di estendere l’influenza di Roma sul Bosforo Cimmerio, un regno che si era rivelato impossibile di conquistare con una spedizione militare. Beninteso, le fallimentari campagne militari che i Romani promossero fra il 47 e l’8 non ebbero mai la pretesa di ridurre il regno a un protettorato romano. Semmai, l’obiettivo fu sempre quello di porre sul trono del regno un sovrano fedele e che, in qualche misura, operasse in favore di Roma[69]. Tuttavia, il dispositivo militare risultò inadeguato allo scopo e dovette cedere il passo al sistema di alleanze matrimoniali che Pythodoris sviluppò fra Cappadocia Pontica, Tracia, e Bosforo Cimmerio, i regni che occupavano le coste del Mar Nero. Un’iscrizione rinvenuta a Kerč (antica Panticapeo), datata al periodo compreso tra il 13 e il 22 d. C., testimonia la visita presso la città bosforana da parte di Pythodoris, giunta a formalizzare il riconoscimento di Aspurgo, sposo di sua nipote. Ciò che rimane dell’iscrizione è da intendere come parte di una dedica diretta da parte della regina all’imperatore Tiberio e, probabilmente, era posta alla base di una statua dell’imperatore[70]. Si tratta di una testimonianza relativa al cambio di passo nelle relazioni tra fra il Ponto e il Bosforo, in cui le passate ostilità lasciano spazio a relazioni di amicizia e collaborazione in linea con la politica imperiale. Tuttavia, è bene tener presente anche l’iscrizione, rinvenuta a Tmutarakan (antica Hermonassa), sulla base di quella che doveva essere una statua di Pythodoris e risalente al periodo immediatamente successivo alla morte di Polemone. Nell’iscrizione (SEG 44. 658) si legge Πυθοδωρὶς Λειουίαν τὴν ἐαυτῆς εὐεργέτιν. Oltre a leggere in questa dedica a Livia un’ammissione di lealtà nei confronti della famiglia imperiale, bisognerà trarre la conclusione che Pythodoris non smise mai, nemmeno dopo l’assassinio di Polemone, di dialogare con la casa reale del Bosforo, nella fattispecie con Dynamis.

4. Conclusioni

L’analisi delle dinamiche dinastiche della famiglia di Pythodoris mostra quanto le alleanze matrimoniali fossero centrali per gestire gli equilibri strategici tra i regni del Mar Nero e Roma. Il matrimonio tra Antonia Tryphaina e Cotys VIII rientra in un progetto più ampio di stabilizzazione delle aree orientali dell’impero. Anche dopo l’assassinio di Cotys VIII e le tensioni interne alla Tracia, Antonia Tryphaina mantenne un ruolo di primo piano nella gestione del regno, come dimostra il suo intervento attivo nella politica dinastica successiva[71]. La sua influenza non si limitò alla Tracia: si estese anche al Bosforo Cimmerio attraverso il matrimonio della figlia Gepaipyris con Aspurgo, confermando la capacità della dinastia di adattarsi ai mutamenti politici e di preservare il proprio status all’interno del sistema imperiale romano. L’impossibilità di una conquista diretta del regno da parte di Roma portò alla soluzione diplomatica di unire le dinastie, stabilendo una rete di alleanze che avrebbe garantito la stabilità della regione sotto l’influenza imperiale. La politica matrimoniale di Pythodoris e di Antonia Tryphaina si rivela così una delle strategie più efficaci adottate dalle élite del periodo per affrontare le complesse dinamiche geopolitiche dell’Anatolia tardo ellenistica. L’inserimento della loro discendenza in posizioni di potere in Tracia, Ponto e Bosforo Cimmerio dimostra non solo il ruolo chiave di queste sovrane, ma anche la capacità delle famiglie regnanti locali di negoziare la propria posizione con Roma, favorendone l’espansione pacifica dell’influenza nel Mar Nero.

In questo quadro, il giudizio di Strabone su Pythodoris acquista un valore particolarmente significativo. Il geografo, profondo conoscitore delle dinamiche politiche anatoliche, condensa le molteplici qualità della sovrana nella coppia di aggettivi σώφρων e δυνατή (12.3.29). Se il primo termine rinvia alla prudenza e alla capacità di governare con misura, δυνατή rimanda invece a un concetto di «forza» che non è meramente fisico, ma anche politico: un termine che, come dimostra su tutti l’uso tucidideo, designa non solo il potere, ma soprattutto la sua efficacia. Nelle Storie, infatti, δυνατός e i suoi superlativi vengono spesso applicati a figure dotate di particolare influenza, autorevolezza e capacità decisionale, come i δυνατοί delle città o i capi politici più eminenti.[72] Tucidide definisce Pericle λέγειν τε καὶ πράσσειν δυνατώτατος (1.139.4), cioè «il più capace nel parlare e nell’agire», enfatizzando una combinazione di competenza tecnica, efficacia pratica e autorità politica.[73] In questo senso, δυνατός indica la capacità di tradurre il giudizio politico in azione concreta, non una mera posizione formale o un potere coercitivo. L’applicazione di δυνατή a Pythodoris —unica occorrenza al femminile riferita a una donna in tutta la Geografia— si colloca dunque in una linea semantica coerente con quella tradizione: Strabone riconosce nella regina non solo il ruolo dinastico e diplomatico, ma una vera e propria dynamis politica, la capacità di prendere decisioni ponderate (σώφρων) e, soprattutto, di renderle operative e vincenti (δυνατή). La combinazione dei due termini suggerisce un modello di leadership femminile che unisce prudenza ed efficacia, giudizio e potere d’azione: qualità che spiegano la stabilità e il successo della sua politica dinastica in un contesto geopolitico complesso come quello del Mar Nero.

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[1] Su questo punto, vd. Cenerini 2024, VIII: «Va del resto detto che gli autori antichi rappresentano le donne in maniera esemplare, se queste si adeguano al modello ideale della brava e sottomessa moglie e madre. Viceversa, se le donne romane agiscono autonomamente rispetto agli uomini e se, soprattutto, hanno un pensiero non esclusivamente votato all’economia domestica, ma si occupano anche di politica, sono bollate come virago, vale a dire come donne che agiscono e si comportano come se fossero uomini (vir agere)». Sul ritratto della donna ideale nelle fonti antiche di età romana, cf. Cenerini 2002, 11-28.

[2] Tutte le date sono da intendersi a. C., salvo diversa indicazione.

[3] Il personaggio di Pythodoris è stato approfonditamente indagato da D. Campanile: vd. Campanile 2010; 2012. Sulle relazioni fra il potere romano e Pythodoris, vd. Syme 1995, 144-152; 170-171; 295-299. Cf. Wilker 2022. Su Pythodoris nella Geografia di Strabone, vd. Braund 2005.

[4] Nel trattare l’evoluzione storica del regno di Mitridate VI utilizzerò la denominazione «Cappadocia Pontica». In effetti, l’unico termine geografico attribuito ai Mitridatidi nelle fonti è «Cappadocia». Vd. Str. 14.1.38 C 646, Mitridate V e Ariarate VI sono indicati come «Cappadoci». Mitridate VI è definito «Cappadoce» in varie fonti: Posidon. BNJ 87 F 36; F 38; Nic. Dam. BNJ 90 F 95; App. Mith. 53.210; App. Mith. 30.120; App. Mith. 117.576. Cf. IG IX 1, 879, dove Mitridate è «il re di Cappadocia». Il termine «Ponto», riferito al regno mitridatide emerse nella letteratura latina durante le guerre mitridatiche, vd. Mitchell 2002. Tale denominazione sarà utilizzata quando si parlerà del regno di Pythodoris, poiché questa è concordemente usata dagli autori antichi.

[5] Pompeo vinse Mitridate VI a Dasteira, in Armenia Minore, nel 66: vd. Plu. Pomp. 32.4; App. Mith. 99; D. C. 36. 47. 2-4; Oros. 6. 4. 3; Frontin. 1. 1. 7. Sulla fase finale della guerra fra Pompeo e Mitridate, vd. van Oothegem 1954, 238-284. Nell’autunno del 66, l’esercito romano attraversò il fiume Arasse e Tigrane, aperte le porte di Artaxata, si recò nel campo di Pompeo. Costui accordò a Tigrane il diritto di rimanere sul trono, ma gli ingiunse di cedere tutti i territori che aveva acquisito ad ovest dell’Eufrate: vd. Plu. Pomp. 33.5; App. Mith. 105.492; Liv. per. 101; D. C. 36.52.2; Vell. Pat. 2.37; Eutr. 6.13. Sull’attività di Pompeo in Armenia, cf. Chaumont 1984. Per la situazione in Armenia nel periodo successivo alle guerre mitridatiche, vd. Traina 2021.

[6] Sulla permanenza di Pompeo in Anatolia, al fine di organizzare i territori sottratti a Mitridate, vd. Fezzi 2019, 70-82.

[7] Str. 12.3.1 C 540-541. Sull’organizzazione della Cappadocia Pontica in undici distretti amministrativi, vd. Vitale 2012, 145-204. Cf. gli aggiornamenti in Coşkun 2021b, con bibliografia precedente. Fra i sovrani cui Pompeo cedette parte dei territori appartenuti a Mitridate spicca il galata Deiotaro I Philorhomaios, su cui vd. Parker 2018; cf. da ultimo Coşkun 2021a.

[8] Farnace condusse una spedizione sulla costa meridionale del Mar Nero, dove acquisì Sinope: Str. 12.3.14 C 547. Quindi, si spostò in Colchide, da dove invase l’Armenia Minore e la Cappadocia, governate congiuntamente da Deiotaro e Ariobarzane III: Str. 11. 5. 8 C 506; D.C. 42.45.3, con le osservazioni di Coşkun 2021c. Nel 48, Farnace II sconfisse Domizio Calvino nei pressi di Nicopoli e conquistò le città sulla costa anatolica del Mar Nero, tra cui Amiso: B. Alex. 40; Liv. per. 112; Suet. Caes. 36; Plu. Caes. 50. 1; App. Mith. 120; BC 2. 91; D. C. 42. 42. 2-3. Su Domizio Calvino, vedi Carlsen 2008. Su Farnace II, vedi Ballesteros Pastor APR sv Pharnakes (II), King of the Bosforos (and of Pontos).

[9] Vd. B.Alex. 77; Suet. Iul. 35.1; Plu. Caes. 50.1; App. Mith. 110-111; BC 2.91; D.C 42.47.2.

[10] L’unico apporto significativo di Cesare in Anatolia, in termini di organizzazione amministrativa dei territori orientali, fu la fondazione di alcune colonie, vd. Coles 2020. Sulla costa anatolica del Mar Nero si segnalano i casi di Sinope ed Eraclea. Sulla Colonia Iulia Felix installata a Sinope, vd. Plin. NH 6.1.6; Plin. epist. 10.90-91; CIL III 6978, con le osservazioni di Barat 2010. Sulla colonia di Eraclea, la cui esatta denominazione resta sconosciuta, vd. Str. 12.3.6 C 542-543.

[11] Per una trattazione dettagliata della politica di Antonio in Anatolia negli anni 40-36, vd. Traina 2023, 160-172. Sempre utile la ricostruzione dell’attività di Antonio in Oriente in Marasco 1987, 9-58.

[12] Su Cn. Domizio Enobarbo governatore della provincia Bithynia a partire dal 40, vd. App. BC 5.63; Broughton 1952, 382.

[13] Vd. App. BC 5.75.319, con le osservazioni di Sullivan 1980.

[14] Vd. Plu. Ant. 36.3. Non è chiaro se Dario morì o fu deposto da Antonio, vd. Traina 2023, 160. I Mitridatidi continuarono comunque ad avanzare pretese sulla Cappadocia Pontica, poiché subito dopo l’ascesa di Polemone, un altro figlio di Farnace II, Arsace, tentò di acquisire la regione, ma venne assediato ed eliminato da Polemone e da Licomede, sacerdote di Comana Pontica: vd. Str. 12.3.38 C 561. Sull’ascesa di Polemone, vd. Sullivan 1990, 161-163. Per la prosopografia di Polemone, cf. Primo 2010, 166.

[15] Nel 40, Quinto Labieno e il principe parto Pacoro avevano condotto un’invasione su larga scala, spingendosi fino alla Siria e all’Asia Minore. La risposta romana, affidata a Ventidio Basso, culminò nella vittoria di Gindaro il 9 giugno 38, che segnò la fine dell’offensiva partica: vd. Frontin. 1.6.1; D. C. 49. 19. 2-3. Sull’attività di Quinto Labieno in Anatolia, vd. Traina 2023, 133-156. Sulla campagna di Ventidio Basso, vd. Rohr Vio 2009, 104-118. Su Zenone di Laodicea e il figlio Polemone durante i raids dei Parti guidati da Labieno, vd. Str. 12.8.16 C 587 (…) Ζήνων δὲ ὁ ῥήτωρ ὕστερον καὶ ὁ υἱὸς αὐτοῦ Πολέμων, ὃς καὶ βασιλείας ἠξιώθη διὰ τὰς ἀνδραγαθίας, ὑπ᾿Αντωνίου μὲν πρότερον, ὑπὸ Καίσαρος δὲ τοῦ Σεβαστοῦ μετὰ ταῦτα. «(…) in seguito il retore Zenone e suo figlio Polemone, che fu anche onorato con il titolo di re per il suo valore, prima da Antonio e poi, successivamente, da Cesare Augusto’. Vd. 14.2.24 C 659: οἱ μὲν γὰρ ἄλλοι μεθ’ ὅπλων ἐπιόντι καὶ Παρθικῆς συμμαχίας (ἤδη τῶν Παρθυαίων τὴν ᾿Ασίαν ἐχόντων) εἶξαν ἅτε ἄοπλοι καὶ εἰρηνικοί, Ζήνων δ᾽ ὁ Λαοδικεὺς καὶ Ὑβρέας οὐκ εἶξαν, ἀμφότεροι ῥήτορες, ἀλλ᾽ ἀπέστησαν τὰς ἑαυτῶν πόλεις. «Mentre gli altri cedettero all’invasore armato e all’alleanza dei Parti —ormai padroni dell’Asia—, poiché erano disarmati e desideravano la pace, Zenone di Laodicea e Ybreas, invece, entrambi oratori, non cedettero, ma si ribellarono con le loro città’. Sul retore Zenone, vd. Raggi 2010, 88-90 con bibliografia precedente.

[16] Vd. Traina 2023, 104-108. Cf. Tatum 2024, 216-217.

[17] Su Polemone I, vd. Schwentzel 2025. Sull’organizzazione della campagna partica, vd. vd. Plu. Ant. 34. 4-7; I. AI 14.439-447; D.C. 49.22.1-2; Oros. 6.18.23.

[18] Plu. Ant. 50.1-7. Vd. van Wijlick 2021, 191-195.

[19] D. C. 49.25. Vd. le osservazioni di Traina 2003, 84-85.

[20] Vd. D. C. 53.25.1 κἀν τῷ αὐτῷ ἔτει τούτῳ ὅ τε Πολέμων ὁ ἐν τῷ Πόντῳ βασιλεύων ἔς τε τοὺς φίλους καὶ ἐς τοὺς συμμάχους τοῦ δήμου ἀνεγράφη. «Nello stesso anno, Polemone, re del Ponto, fu inserito nella lista degli amici e alleati del popolo.’

[21] Vd. infra.

[22] Secondo modalità simili a quelle che avevano determinato l’ascesa di Polemone I sul trono del Ponto, nel 36 Archelao Sisines era salito sul trono di Cappadocia nel 36 con il nome di Archelao I Philopatris Ktistes. Come Polemone, Archelao fornì il proprio sostegno alla campagna partica guidata da Antonio e, in un primo momento, prese le parti di Antonio in vista dello scontro di Azio: vd. Plut. Ant. 61, con le osservazioni di Traina 2023, 166-172. Tuttavia, finì per schierarsi con Augusto poco prima della battaglia: vd. D. C. 51.2.1. Fra il 23 e il 20, Augusto lo confermerà re ed estenderà i suoi domini alla Cilicia Tracheia e all’Armenia Minore: vd. 12.3.29 C 555-556. Su Archelao, vd. Tröster APR sv Archelaos I Sisines Philopatris.

[23] Su Scribonio, vd. Münzer 1921.

[24] Vedi Heinen 2001, 360-361; cf. Gajdukevič 1971, 477.

[25] Vd. infra.

[26] Sulla presenza del gentilizio Antonio/Antonia nella famiglia di Pitodoride, vd. infra. Su Polemone II, vd. Schwentzel 2025.

[27] Str. 12. 3.29 C 556, su cui vd. infra.

[28] Vd. Str. 4.1.1 C 177 δεῖ λέγειν τὸν γεωγράφον καὶ ὅσα ἐθνικῶς, ὅταν ᾖ καὶ μνήμης ἄξια· ὅσα δ᾽ οἱ ἡγεμόνες πρὸς τοὺς καιροὺς πολιτευόμενοι διατάττουσι ποικίλως, ἀρκεῖ κἂν ἐν κεφαλαίῳ τις εἴπῃ· τοῦ δ᾽ ἀκριβοῦς ἄλλοις παραχωρητέον. «Il geografo deve rendicontare ciò che è definito dalla presenza degli elementi fisici del paesaggio e dalla presenza dei popoli, quando ciò sia degno di memoria; invece, le disposizioni che i governanti stabiliscono in modo mutevole a seconda delle circostanze politiche, basta riferirle in sintesi. Quanto ai dettagli precisi, bisogna lasciarli ad altri’. Sull’influenza delle disposizioni amministrative nella Geografia, vd. Carriere 2024-2025.

[29] Sulla figura di Mitridate nella Geografia, vd. la serie di testimonianze raccolti da Biffi 2010. La memoria delle guerre mitridatiche nell’opera di Strabone riflette il prestigio che la figura di Mitridate VI aveva assunto in età augustea e tiberiana, vd. Bowersock 2013. In occasione del trionfo celebrato a Roma nel 61, Pompeo avrebbe affermato d’aver preso le redini dell’Asia quando era una provincia di confine e di averla resa interna all’impero, vd. Plin. NH 7. 98-99; cf. Flor. Epit. 3.5.31; Oros. 6.6.4. Sul trionfo ecumenico di Pompeo vd. anche Plu. Pomp.45.2; App. Mith. 106. Cf. Östenberg 2009, 165.

[30] Sulle sintesi storiche nella Geografia, vd. Pothecary 2017.

[31] Strabone privilegia la trattazione della storia contemporanea, in virtù del fatto che la Geografia è un’opera rivolta, fra gli altri, ai senatori in procinto di governare una provincia dell’imperium, vd. Carriere 2024-2025.

[32] 11.2.18 C 498. Sul brano vd. le osservazioni di Coşkun 2021c. L’ultima menzione della regina nella Geografia è in 14.1.42 C 648.

[33] Il testo greco è quello dell’edizione critica di Radt 2004, 462-463. Le traduzioni, ove non sia diversamente indicato, sono mie.

[34] Sulle espressioni καθ’ ἡμᾶς, οἱ δὲ νῦν, νεωστὶ nel testo di Strabone, vd. Pais 1908, 380-409; Pothecary 1997; 2017.

[35] RPC I, 3805 riporta sul verso il simbolo iranico della stella a otto punte.

[36] Vd. Sørensen 2016, 25-44.

[37] Sul culto di Mēn, vd. Blanco 2018.

[38] Sulle sezioni della Geografia dedicate agli uomini illustri, vd. Engels 2005.

[39] Sul κοινόν d’Asia e sulla sua evoluzione durante il I secolo a. C., vd. Raggi 2008, 100-102 con bibliografia precedente.

[40] La figura di Cheremone di Nisa, fervente sostenitore della fazione romana durante la prima guerra mitridatica, ci è attestato da un dossier epigrafico redatto e pubblicato a Nisa in un periodo non facilmente determinabile dopo gli eventi: Syll.3 741, I-IV. Per l’analisi di questi testi epigrafici, vd. Campanile 2012.

[41] Vd. Campanile 2010, 63.

[42] OGIS, 377 = ISmyrna, 140. L’iscrizione risale certamente al periodo precedente l’ascesa di Zenone sul trono armeno (18 d. C,), giacché costui non compare con il nome dinastico Artaxias: vd. Campanile 2010, 67.

[43] Vd. Mommsen 1872.

[44] Vd. Dessau 1913, i cui argomenti sono ripresi in Dessau 1930, 621.

[45] Vd. Tac. Ann. 2.56. 2-3 «regem illa tempestate non habebant, amoto Vonone: sed favor nationis inclinabat in Zenonem, Polemonis regis Pontici filium, quod is prima ab infantia instituta et cultum Armeniorum aemulatus, venatu epulis et quae alia barbari celebrant, proceres plebemque iuxta devinxerat. igitur Germanicus in urbe Artaxata adprobantibus nobilibus, circumfusa multitudine, insigne regium capiti eius imposuit». «In quel momento, allontanato Vonone, non avevano un re, ma le simpatie della gente andavano a Zenone, figlio di Polemone, il re del Ponto. Questi aveva adottato fin dall’inizio il modo di vivere degli Armeni, con le cacce, i banchetti e le altre usanze dei barbari, e si era così guadagnato il favore tanto del popolino quanto dei nobili. Perciò Germanico lo incoronò re ad Artaxata col consenso dell’aristocrazia e un grande concorso di popolo. La folla prostrata in atto di omaggio lo salutò come re Artaxia (lo avevano chiamato così dal nome della città).’ Traduzione di L. Lenaz in Oniga 2003. Sul brano vd. Traina 2018. Sull’ascesa di Zenone/Artaxias, vd. Chaumont 1976, 86-87.

[46] Su L. Antonio, vd. Broughton 1952, 370-371. Su C. Antonio, vd. Broughton 1952, 342.

[47] Sulla figura di Lucio Antonio nella tradizione storiografica, vd. Roddaz 1988.

[48] Sulla fine di Gaio Antonio per mano di Bruto, cf. Liv. per. 121; Senec. Cons. ad Polyb. 16; Plu. Brut. 28.1-2; Ant. 22.4.

[49] Cf. Cic. Fam. 12.15; Ios. AI 14.235; IGR IV, 400-401. Vd. Broughton 1952, 260.

[50] Vd. Cic. Phil. 5.20; 6.10; 13; 7.17

[51] Sulle relazioni fra il potere romano e i rappresentanti del mondo ellenistico, vd. Gruen 1984, 69-76; Ferrary 1988, 505-526.

[52] Vd. supra.

[53] Su Marco Antonio Polemone, vd. RPC I, 2898; SEG III, 498. Il suo nome compare anche in IGR III, 1436 da Amiso (metà del I secolo d. C.), su cui vd. la discussione in Thonemann 2004.

[54] Su Antonia Tryphaina, vd. Sullivan 1980; Lightman & Lightman 2000, 21-22; Cojocaru 2014. L’epiteto Tryphaina ricade tra gli appellativi che esprimono personificazioni di concetti o divinità e che possono essere considerati nomi propri, come nel caso di Helios, Selene, Tryphon: cfr. Muccioli 2013, 12, n.º 2

[55] Sul significato del verbo δολοφονέω, vd. García González 2023.

[56] Vedi Traina 2023, 20-21.

[57] Su questo aspetto vd. Sullivan 1979, 188-194; Lozanov 2015, 78-79.

[58] La data di morte di Rhoimetalces è sconosciuta, vd. Sullivan 1979, 199-200.

[59] Vedi Sullivan 1979, 200-201.

[60] Vd. Sullivan 1980, 925-929.

[61] Vd. Cojocaru 2014.

[62] Sul regno del Bosforo Cimmerio, vedi Dana 2021. Sul Bosforo Cimmerio nella Geografia di Strabone, vd. Gehrke 2022, con bibliografia precedente.

[63] Così Traina 2023, 11.

[64] Sull’acquisizione del Bosforo Cimmerio da parte di Mitridate VI, vd. Str. 7.4.3 C 309. La datazione della campagna bosforana guidata da Diofanto, generale di Mitridate VI, oscilla fra il periodo 114-113 o 110-109: vd. Boffo 1989.

[65] App. Mith. 113. 555; B. Alex. 65; 78; D. C. 42. 48. 4. Un’altra tradizione attribuisce a Farnace l’assassinio di suo padre, vedi I. AI 14. 3. 4; Zonar. 5. 6. 10.

[66] Str. 13.4.3 C 625; App. Mith. 120.590-595; D.C. 42.47.5. Per la discussione delle testimonianze sulla morte di Farnace II, vedi Sullivan 1990, 158.

[67] B.Alex 78. Su Mitridate di Pergamo, vedi Saprykin 2019.

[68] 12.3.29 C 556: γυνὴ δ’ ἐγένετο Πολέμωνος καὶ συνεβασίλευσεν ἐκείνῳ χρόνον τινά, εἶτα διεδέξατο τὴν ἀρχήν τελευτήσαντος ἐν τοῖς Ἀσπουργιανοῖς καλουμένοις τῶν περὶ τὴν Σινδικὴν βαρβάρων. «(Pythodoris) era moglie di Polemone e regnò con lui per un certo tempo, poi gli successe al trono una volta che questo morì presso i cosiddetti Aspurgiani, uno dei popoli barbari della Sindica».

[69] Sulle relazioni fra Roma e i re amici populi Romani, vd. Raggi 2008.

[70] Per il testo e il commento dell’iscrizione, vd. Saprykin & Fedoseev 2009.

[71] Vd. Cojocaru 2014.

[72] Cfr. Thuc. 1.24.5 sui δυνατοί di Epidamno; 1.65.2: i δυνατοί ateniesi che subiscono perdite durante la peste.

[73] Vd. anche Thuc. 1.127.3, dove Pericle è detto δυνατώτατος τῶν καθ’ ἑαυτόν, «il più influente» all’interno della propria fazione, capace di concretizzare la propria azione politica. Vd. il commento di Gomme 1945, 452.